Stanza rosa

L’uso della realtà virtuale nella riabilitazione della Sindrome di Rett per migliorare la motivazione dell’apprendimento e la motricità dell’arto superiore: uno studio pilota

Annunciamo con piacere che è stato pubblicato, sulla rivista scientifica internazionale Life Span and Disability, un articolo scritto dall’equipe del Centro Airett. Lo studio riguarda un progetto di ricerca concluso circa un anno fa, riguardante la riabilitazione della funzionalità dell’arto superiore attraverso la realtà virtuale (VR). Lo scopo del presente studio era duplice:

a) valutare se l’esercizio fisico e l’apprendimento, abbinati all’uso della realtà virtuale, siano motivanti e positivi per soggetti con Sindrome di Rett;
b) esaminare se la velocità della reazione motoria sia più alta in un ambiente reale o virtuale.

Sono state reclutate 7 ragazze, dai 5 ai 38 anni, tutte nella fase 3 o 4 della malattia. Le partecipanti sono state valutate dai professionisti del centro, attraverso la scala di Downs che analizza la funzionalità manuale e la scala RARS che individua il grado di severità clinica della sindrome. Sono state poi eseguite 3 sessioni in 3 giorni consecutivi presso il centro CARI, in cui ogni bambina doveva svolgere un’attività di raggiungimento e tocco di un oggetto specifico, in 3 condizioni:

1. Condizione concreta: la bambina doveva raggiungere e toccare un oggetto reale posto di fronte a lei
2. Condizione bidimensionale: la bambina doveva raggiungere e toccare un oggetto
bidimensionale in un ambiente virtuale, visibile su un pc di fronte a lei
3. Condizione tridimensionale: la bambina doveva raggiungere e toccare un oggetto
tridimensionale posto in un ambiente virtuale, visibile su un pc di fronte a lei.

Nell’ambiente virtuale della terza condizione, un software ad hoc ha permesso un’interazione tra la bambina e l’ambiente virtuale. Il software permetteva il riconoscimento delle articolazioni e dei segmenti corporei (skeleton) attraverso la webcam del computer e forniva un feedback visivo in risposta ad un movimento specifico (in questo caso l’estensione del gomito per raggiungere l’oggetto
virtuale).

Durante le sessioni sono stati raccolti dati sulla performance motoria e su aspetti comportamentali. La motricità è stata valutata analizzando la velocità del movimento, il tempo necessario a iniziare il movimento, la distanza raggiunta con la mano nello spazio. L’aspetto comportamentale è stato indagato attraverso l’Indice di Felicità, un indice che raccoglie informazioni su espressione facciale, direzione dello sguardo, movimenti del corpo, reazioni fisiologiche di attivazione emotiva, il tutto
attraverso una videoregistrazione del volto e del corpo della bambina durante le sessioni.

I risultati hanno portato a vedere che nell’ambiente virtuale le partecipanti erano maggiormente motivate a eseguire il gesto motorio e più coinvolte emotivamente. Anche la velocità di movimento è stata maggiore nella condizione di VR tridimensionale rispetto al concreto e al bidimensionale. Inoltre, un dato di cui tenere conto è che le ragazze hanno effettuato un movimento di ampiezza maggiore per raggiungere gli oggetti nella condizione concreta, rispetto alle condizioni virtuali,
questo probabilmente è dovuto al fatto che le ragazze sono sempre state abituate e allenate a guardare e toccare oggetti reali posti davanti a sé.

Confrontando i risultati con uno studio precedente di Mraz et al. (2016), entrambi dimostrano la comprensione dell’effetto del movimento e dell’animazione nell’ambiente virtuale. Il lavoro di Mraz et al. (2016) ha evidenziato che la VR aumenta la motivazione e influisce sugli stereotipi degli arti superiori. Questo studio attuale mostra miglioramenti nei tempi di attivazione e nell’attenzione
cognitivo/motoria durante le sessioni virtuali, fondamentali per la riabilitazione motoria nella RTT. Entrambi gli studi suggeriscono il potenziale utilizzo della VR nella riabilitazione della RTT. Tuttavia, la presente ricerca ha limiti dovuti alla piccola dimensione del campione, è quindi necessaria cautela nell’interpretazione dei dati. Nonostante ciò, essendo la RTT una malattia genetica rara, la raccolta di dati con caratteristiche simili è complessa. L’obiettivo degli studi pilota è, infatti, fornire dati guida per futuri studi di efficacia su larga scala. In conclusione, considerando la complessità della RTT e la limitata conoscenza sui metodi per implementare la VR, questo studio pilota rappresenta una fase significativa nella ricerca, suggerendo che l’apprendimento in un ambiente VR sia più motivante per i pazienti con RTT rispetto a un ambiente concreto. Questo studio pilota è un primo passo nell’esplorazione delle potenzialità della VR e della sua applicazione nella RTT, che offre supporto alla fattibilità del suo uso in riabilitazione e indicazioni per pianificare studi di efficacia più ampi.

Figura: esempi delle tre condizioni di studio

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