Verifica di un intervento di potenziamento cognitivo con indici neuropsicologici e neurofisiologici

Pubblichiamo una breve intervista con la Professoressa Rosangela Fabio* che ci dà qualche anticipazione sul progetto di ricerca in corso dal titolo “Verifica di un intervento di potenziamento cognitivo con indici neuropsicologici e neurofisiologici”

Professoressa Fabio, ci spieghi brevemente in cosa consiste il progetto che state facendo a Messina. L’eye tracker è stato uno strumento importante in questo studio?

Recenti studi (Vignoli, Fabio, La Briola, Giannatiempo, Antonietti, Maggiolini, Canevini, 2010) hanno dimostrato che sono presenti correlazioni tra fattori neurofisiologici, comportamentali e cognitivi nella sindrome di Rett. Il presente studio intende verificare se, attraverso il potenziamento cognitivo, si riscontrano dei miglioramenti negli indici cognitivi, comportamentali e neurofisiologici nelle ragazzine con Sindrome di Rett.

La Metodologia utilizzata è la seguente.

Soggetti: 11 bambine Rett ricoverate presso l‘Azienda Ospedaliera Policlinico di Messina di età media di 10 anni (DS= 4,9). Tutte le bambine sono state valutate anche con il test standardizzato RARS e le matrici di Raven modificate.

Procedura: gli indici neuropsicologici sono stati rilevati attraverso il numero e la durata di fissazioni oculari attraverso l’eye tracker, gli indici neurofisiologici attraverso le registrazioni EEG. La procedura e il disegno di ricerca utilizzato è un baseline multiplo a misure ripetute: A-B-A- B A-B-A dove nelle fasi A c’è l’accertamento delle abilità e nelle fasi B l’intervento tarato di potenziamento.

Se i risultati del progetto corrispondono a quanto vi aspettate, quale sarà lo step successivo?

Individuare quali aree si modificano per capire se la stimolazione transcranica a carico di quelle aree specifiche è in grado di provocare cambiamenti più veloci nelle bambine.

Da questo studio ci potrà essere una ricaduta concreta sull’approccio cognitivo/comunicativo o anche motorio per le nostre ragazze? Se sì, quale?

Certamente. Se vi sono cambiamenti anche a livello neurofisiologico, si può stimolare anche “dall’interno” il cervello, e soprattutto il problema si sposta e diventa: quali sono le strategie che consentono la modifica più veloce?

Molto spesso si fa confusione tra potenziamento cognitivo e CAA: se c’è, qual è la differenza tra un approccio e l’altro? Qual è l’obiettivo che ci si prefigge di raggiungere con il potenziamento cognitivo e quali con la CAA nelle bambine con Sindrome di Rett.

Il concetto di potenziamento ha due aspetti distinti: il primo riguarda il fatto che i processi cognitivi e le strategie, presenti nel repertorio cognitivo di una persona, non sempre vengono utilizzati: evidenziare il potenziale, in questo senso, significa scoprire la “capacità interna”, fornendo al soggetto delle mediazioni tra risorse interne ed esterne. Il secondo aspetto dell’apprendimento potenziale è il fenomeno della modificabilità: attraverso l’impatto delle condizioni esterne, si evidenziano capacità che erano precedentemente inesistenti nel repertorio comportamentale del soggetto. La realizzazione del potenziamento cognitivo avviene grazie al passaggio dai processi della logica di base ai processi più complessi. In questo passaggio si realizza un processo di interiorizzazione progressiva che consente di “liberare” risorse per accedere ai livelli più complessi. Attraverso l’allenamento che porta all’automatizzazione, è possibile modificare i punti di partenza, arrivare a livelli di logica più complessa e espandere i propri domini di conoscenza. Questo presupposto è valido sia per quanto riguarda i fattori comportamentali (pensiamo nel campo motorio ad esempio come l’allenamento del corpo potenzi e favorisca la prestazione fisica), sia per quanto riguarda i fattori emotivi (pensiamo come l’allenamento ad usare le emozioni aiuti a stare meglio), sia infine per quanto riguarda i fattori cognitivi (pensiamo come l’allenamento a prestare attenzione selettiva agli stimoli esterni consenta di automatizzare delle strategie e accedere a livelli sempre più alti di attenzione) (Fabio, 2009).

Il potenziamento è un insieme di strategie, un modo di pensare e lavorare che modella il pensiero e le capacità di soluzione dei problemi attraverso l’allenamento. Il potenziamento è basilare, interessa addirittura la capacità stessa di emettere atti di volontà e le strategie ad essa connessa; è dunque una dinamica trasversale a tutti i diversi aspetti della modificabilità: agli aspetti motori, agli aspetti sociali di cui uno degli aspetti più importanti è la comunicazione, agli aspetti riabilitativi globali come ippoterapia, idroterapia, agli aspetti cognitivi specifici.

Non capisco perciò perché si parli di un corso sulla comunicazione e uno sul potenziamento. Il potenziamento è l’abc di tutto, una delle sue applicazioni possibili è la comunicazione.

Da molti anni sta studiando questa sindrome, ha pubblicato molte ricerche ed è referee per la patologia: cosa si sente di dire a quei medici/professionisti che non credono nelle potenzialità e capacità delle ragazze con Sindrome di Rett?

Ci sono ormai dati sperimentali ampiamente accettati da riviste e referee internazionali che asseriscono che la modificabilità nella sindrome di Rett è possibile. è comodo non intervenire o cercare alibi alla propria ignoranza dicendo che non c’è niente da fare. Se questo è accettabile in un genitore che ha a che fare con la stanchezza del quotidiano, non è accettabile in un professionista. Le persone di scienza dovrebbero avere l’obiettivo di migliorare la vita delle persone studiando, studiando e studiando. Senza fermarsi e senza smettere di sperare.

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