Occhi che parlano: percorso di integrazione e partecipazione alla vita di classe

Gabriele Baldo, Psicologo-Psicoterapeuta – ODFlab-Università di Trento, Cooperativa Il Ponte-Rovereto

Barbara Bettini, educatrice – Cooperativa Il Ponte-Rovereto.

Intendiamo raccontare un’esperienza che vede al centro una bambina di dodici anni, Stefania, percorrendo le tappe decisive di un iter ancora in corso e che fino ad ora ha avuto successo. L’intenzione non è soltanto quella di divulgare una buona prassi, ma di delineare e chiarire ciò che l’ha resta tale: dalla rete istituzionale che fa da sfondo a tutto il progetto, all’approccio fortemente relazionale dell’intervento educativo, alle particolari metodologie adottate.

Il percorso di integrazione scolastica di Stefania va situato all’interno di una cornice progettuale più ampia, ossia quella del Progetto Autismo. Il Progetto Autismo è nato nel 2010 con lo scopo di gestire l’inserimento e la partecipazione alla vita scolastica di soggetti con disturbo dello spettro autistico e patologie correlate, soggetti che hanno un funzionamento mentale diverso per quanto riguarda le aree della percezione, dell’associazione e della connessione, oltre ad avere delle diversità nell’elaborazione ed espressione di stati emotivi.

Il Progetto Autismo ha visto la collaborazione tra vari soggetti istituzionali:

  • La provincia Autonoma di Trento: è stato il soggetto richiedente, si è occupato del coordinamento operativo alle scuole e in merito a procedure e assegnazione delle risorse.
  • IPRASE (ex Centro Formazione Insegnanti): in collaborazione con l’Università di Trento, si è occupato del coordinamento e della formazione degli insegnanti, coordinando anche l’intervento pedagogico.
  • Università degli Studi di Trento (Laboratorio di Osservazione Diagnosi Formazione-Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive): soggetto che ha garantito la supervisione scientifica dell’intero progetto, seguito insegnanti e operatori, curato le valutazioni degli interventi, fornito gli esperti esterni a supporto delle istituzioni scolastiche e degli operatori, formato gli insegnanti e le risorse umane.
  • Cooperativa Il Ponte – Rovereto: in stretta collaborazione con il Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione, ha messo a disposizione le risorse umane a supporto delle istituzioni scolastiche.

È osservazione condivisa che la Sindrome di Rett è caratterizzata da fasi con caratteristiche peculiari: dopo una prima fase in cui si assiste a un rallentamento dello sviluppo psicomotorio e ad una fase successiva in cui vi è una rapida regressione di acquisizioni e un aggravamento del quadro clinico, si assiste (a partire dai 3 anni e poi anche a 10 anni) ad una attenuazione dei “sintomi autistici” e ad una maggior apertura al mondo circostante. Questa fase di apertura va considerata con la massima attenzione da un punto di vista educativo e pedagogico. Essa non è il momento in cui poter finalmente allentare la presa degli interventi o attendere tranquillamente che vi siano altri miglioramenti. Al contrario, essa va considerata come una sorta di breccia nella quale si può piano piano entrare, una finestra che si apre, una possibilità da sfruttare al massimo, con rispetto ma con decisione, per aiutare la bambina ad acquisire competenze comunicative e socio-relazionali. è proprio come se, dopo tanto tempo, la bambina aprisse una piccola finestra sul mondo, e questo mondo non deve farsi trovare impreparato: deve accogliere, supportare, accompagnare, garantire la partecipazione.

Il primo passo, fondamentale, è quello di creare una relazione di base. L’educatore che all’interno della scuola si prende cura della bambina deve cercare di ritagliarsi dei momenti in cui sia possibile stare assieme senza il fare, in una dimensione intima, caratterizzata dalla calma e da uno scambio intersoggettivo fondante una relazione capace di generare sicurezza e calore. è la fase in cui educatore e bambina si conoscono, si “annusano”, si percepiscono e si ascoltano. L’educatore può sintonizzarsi sulla bambina e osservare la relazione che si crea, provando a interagire partendo prima di tutto dagli interessi della bambina, creando situazioni piacevoli di scambio, sfruttando anche le routine e gli elementi comportamentali e situazionali con creatività. In questa fase, che può durare anche qualche settimana, si cerca di supportare l’intenzionalità, facendo cogliere alla bambina la sensazione di essere ascoltati e capiti e che le proprie azioni anche involontarie possono trovare una significazione da parte dell’altro.

Dopo un primo periodo finalizzato alla creazione di una relazione di base e in cui l’osservazione dell’educatore è generalizzata, si passa ad una fase in cui l’osservazione è centrale, diventando più sistematica e focalizzata. Questo tipo di osservazione, che può essere anche guidata e supportata da personale specializzato, comprende numerose aree del funzionamento neuropsicologico, come riportato nella tabella sottostante.

Funzioni

Aree Funzioni
Funzionamento cerebrale Sensorialità, percezione, tono, motricità
Relazione Contatto, interazione, comunicazione e linguaggio
Cognizione Associazione, attenzione, imitazione e attenzione
Regolazione Emozione, istinto, regolazione, autonomia

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