Analisi dei geni HLA per valutare la suscettibilità genetica ai vaccini come cofattore nella patogenesi della sindrome di Rett

Proponente del progetto: Prof. Alessandra Renieri, Genetica Medica, Dipartimento di Biotecnologie, Università degli Studi di Siena.

Relatore: Prof. Aggr. Francesca Ariani, Genetica Medica, Dipartimento di Biotecnologie, Università degli Studi di Siena.

La fase di regressione acuta (6-12 mesi) della sindrome di Rett coincide con il periodo delle vaccinazioni infantili. Dati che provengono sia dalla nostra esperienza che dalla letteratura indicano che diverse bambine RTT sono state inizialmente classificate come affette da encefalopatia per danno da vaccino. Questi dati sembrano suggerire che la sindrome di Rett sia causata, oltre che dalla mutazione in MECP2, da altri fattori. Portano cioè all’ipotesi che la mutazione in MECP2 sia condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo della malattia. A sostegno di questa ipotesi è stato riportato che il gene MECP2 svolge un ruolo importante nello sviluppo e regolazione del sistema immunitario. Inoltre nel siero delle pazienti Rett sono state identificate le seguenti alterazioni immunitarie: assenza dei linfociti che esprimono il recettore per IL2, incremento dei linfociti T HLA-DR+, diminuzione delle cellule T CD8+ e natural killer CD57+, aumento dei livelli sierici del recettore IL2 solubile. Infine è stato recentemente dimostrato che la glia, che rappresenta la connessione tra il sistema immunitario e il sistema nervoso centrale, gioca un ruolo fondamentale nella patogenesi della sindrome di Rett.

Abbiamo quindi deciso di testare l’ipotesi che le pazienti con mutazione in MECP2 potessero presentare un particolare assetto di geni HLA in grado di innescare una risposta anomala alla vaccinazione. In collaborazione con il gruppo coordinato dal Prof. Antonio Amoroso dell’Università degli Studi di Torino (Laboratorio accreditato agli standard dell’European Federation for Immunogenetics) abbiamo eseguito la tipizzazione allelica in un’ampia casistica di pazienti Rett mutate in MECP2 (133 campioni raccolti grazie alla Biobanca Italiana Sindrome di Rett: http://www.biobank.unisi.it) per verificare se:

a) la frequenza allelica nelle pazienti sia significativamente diversa da quella caratterizzata in una popolazione italiana di controllo (Ipotesi 1: geni HLA come cofattori nell’insorgenza della patologia);

b) la frequenza allelica vari in relazione alla gravità del fenotipo clinico (Ipotesi 2: geni HLA come modificatori della patologia).

In particolare, è stata eseguita la tipizzazione per i loci HLA-A*, -B*, -DRB1* tramite tecnologia Luminex e le frequenze geniche sono state confrontate tramite Z-test con quelle già tipizzate in circa 300.000 soggetti sani inseriti nel registro Italiano dei donatori di midollo osseo.

L’analisi ha mostrato che la frequenza dell’allele HLA-B*39 è significativamente più alta nei controlli rispetto alle pazienti Rett (pc=0.00005). Questo risultato potrebbe significare che le bambine con la combinazione della mutazione in MECP2 e l’allele HLA-B*39 hanno una malattia così grave da morire precocemente (effetto negativo) oppure, al contrario, così lieve da non essere diagnosticata (effetto protettivo). Inoltre, dato che la mutazione in MECP2 non è sufficiente a spiegare la variabilità clinica che si osserva nelle pazienti Rett, stiamo lavorando sulla seconda ipotesi (effetto modificatore) e a questo scopo stiamo correlando i risultati HLA con la gravità del fenotipo. In particolare, per valutare differenze anche sottili nel quadro clinico, stiamo utilizzando un sistema che prende in esame 22 segni clinici diversi e ad ognuno assegna un punteggio. I risultati della caratterizzazione HLA verranno confrontati con tale score clinico, sia parziale che totale, e tramite test statistico verrà valutata la significatività delle associazioni.

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