Dialog: i comunicatori di nuova generazione

Rosa Angela Fabio, Samantha Giannatiempo, Paola Puggioni

 

L’eye-tracker è uno strumento di puntamento oculare che viene impiegato in molti ambiti di studio, dalle scienze cognitive alle ricerche mediche o di marketing e che da pochissimo tempo viene utilizzato anche in casi di disabilità motoria e cognitiva.

Questo strumento è in grado di registrare i movimenti oculari, il tempo, la durata e il numero di fissazioni (quante volte e per quanto tempo l’occhio si sofferma su un oggetto di interesse) ed i movimenti saccadici ovvero rapidi movimenti degli occhi che intercorrono tra ogni fissazione; l’eye-tracker può funzionare sia in maniera attiva, consentendo quindi ai nostri occhi di operare come il mouse del pc, selezionare immagini, dare comandi e scrivere oppure in maniera passiva (il computer coglie e registra la direzione dello sguardo senza fornire alcun feedback).

 

r-a-fabio-e-l-billeciR.A. Fabio e L. Billeci

Tale strumento può rivelarsi quindi un utilissimo ausilio comunicativo oppure essere impiegato anche per poter creare dei percorsi di apprendimento individualizzati. Nel primo caso, grazie ad alcuni software specifici come The Grid, si ha la possibilità di creare tabelle di vario genere e formato che prevedono l’utilizzo di simboli PCS, di immagini o di parole e numeri a seconda delle necessità. Nel secondo caso invece come Équipe Psico-pedagogica di AIRETT abbiamo avuto la possibilità di sperimentare su questi ausili di puntamento oculare il software “Attività di Potenziamento Cognitivo” creato appositamente per le bambine con Sindrome di Rett, grazie ad un progetto finanziato dal MIUR, che consente appunto di impostare dei programmi specifici di apprendimento e di poterne verificare in maniera diretta l’andamento.

Oltre a queste importanti funzioni, grazie alla registrazione dei parametri sopra descritti (durata, tempo e numero di fissazioni) è possibile anche un utilizzo per attività di ricerca volte a dimostrare le capacità cognitive e di comprensione delle bambine con Sindrome di RETT.

L’utilizzo di tale strumento, nell’esperienza fatta attraverso le varie sperimentazioni e i progetti di AIRETT presenta alcuni vantaggi ed alcuni limiti. Tra i vantaggi c’è sicuramente la possibilità di utilizzo per bambine/ragazze che non possono avere accesso a comunicatori che richiedono risposte di tipo motorio; la possibilità di vedere in maniera oggettiva cosa effettivamente le bambine/ragazze stanno guardando dando così sia a loro che a chi le affianca un feedback di tipo diretto ed immediato. Tra i limiti, c’è la necessità di un allenamento costante e mirato per poterne comprendere il funzionamento; l’impossibilità di un utilizzo del tutto autonomo e quindi l’esigenza di una persona formata che affianchi le bambine nell’utilizzo e che possa quindi adoperare al posto loro le funzioni di comando più complesse; la poca trasportabilità e quindi la poca generalizzazione in tutti i contesti di vita (non può andare a sostituire tutti gli ausili comunicativi di tipo cartaceo); la necessità di una calibrazione specifica che, se non effettuata, va ad inficiare l’accuratezza e la precisione dello strumento stesso.

Nei pazienti averbali, però, come la maggior parte delle bambine con Sindrome di Rett, che non utilizzano i più comuni canali comunicativi (linguaggio orale e scittura) è fondamentale dare l’opportunità di utilizzare diverse forme di comunicazione alternativa e quindi supportare ogni comportamento o strategia che vengano utilizzati intenzionalmente dal soggetto per favorire gli scambi con i diversi partner comunicativi.

L’utilizzo di buone strategie comunicative, che incrementano ma non sostituiscono le possibilità comunicative naturali della persona, non agevolano solo l’interazione con l’ambiente ma aumentano l’attenzione congiunta e regolano in maniera significativa il comportamento emesso dal soggetto.

Negli ultimi anni per diverse patologie si è reso necessario lo studio di nuovi dispositivi medici che andassero incontro alle esigenze dei pazienti con disabilità verbale per cercare di migliorare la loro intenzionalità comunicativa e favorire la loro interazione con il contesto. è fondamentale, in ogni caso, tenere sempre a mente che ogni ausilio, cartaceo o informatico, non esclude l’altro, anzi ognuno insieme all’altro è di supporto per favorire la comunicazione e gli apprendimenti dell’individuo.

Questo nuovo dispositivo medico che vi presentiamo, il DIALOG 1.0, fa parte delle tecnologie assistive. Si tratta di un comunicatore dinamico pensato per rispondere alle esigenze di comunicazione delle persone con disabilità del linguaggio espressivo dovuta a deficit cognitivi e/o motori.

dialog

Ha la caratteristica, rispetto ai precedenti sistemi, di essere più piccolo, leggero, maneggevole e resistente agli urti. Può essere utilizzato sia su un tavolo, dove può essere poggiato su uno stativo o secondo necessità su un braccio movibile e regolabile, che su carrozzina e letto. è dotato di un pratico sistema di aggancio e sgancio dal suo supporto. è audio potenziato ed al suo interno è presente un programma di sintesi vocale.

è interattivo, nel senso che si può collegare ed aggiornare direttamente dal portale web.

Ma la sua caratteristica principale, che lo distingue da altri sistemi analoghi, è che può essere utlizzato dal soggetto sia in modalità touch screen che tramite sistema eye-tracker o sistema di puntamento oculare.

Il sistema eye-tracker non è altro che un sistema di emulazione del mouse, composto da un sistema binoculare a raggi infrarossi che cattura lo sguardo del soggetto e la sua direzionalità sullo schermo.

Questo sistema ha, in questo dispositivo, la possibilità di recupero dello sguardo nel caso di movimenti involontari del soggetto ed è calibrabile a livello di sensibilità su ogni bambina.

Altra caratteristica fondamentale è che il DIALOG 1.0 può essere programmato e personalizzato ed in accordo con la casa madre produttrice sarà programmato sulle esigenze individuali di ogni bambina con schede di comunicazione e programmi per l’apprendimento.

L’insieme di tutte queste caratteristiche permettono l’utilizzo di questo comunicatore nei diversi ambienti: casa, terapia, scuola. Nel tempo saranno organizzati, a questo scopo, dei piccoli corsi di istruzione all’uso di DIALOG 1.0 per tutte le figure di riferimento della bambina che ne farà uso (familiari, terapisti, maestre di sostegno, AEC).

I commenti sono chiusi.