Alla Scoperta del Pianoforte

Progetto di intervento musicoterapico per l’armonizzazione della struttura funzionale dell’handicap. Progetto a cura del Centro Comunale di Musicoterapia “M.Uboldi” di Novellara, Reggio Emilia

Dott.ssa Monica Maccaferri, Responsabile del Centro M. Uboldi, Novellara

Armonia, coordinazione, affettività e autostima, questi solo alcuni degli obiettivi che il progetto di musicoterapia curato da un centro specializzato di Novellara ha realizzato e svolto intervenendo su una giovane paziente; unico ausilio: il pianoforte.

MATERIALI:

  • Pianoforte a coda aperto;
  • Palline, battenti… (oggetti vari per percuotere dall’interno dello strumento le corde secondo diverse modalità).

ATTIVITÀ:

Le attività saranno di:

 

  • ASCOLTO dei suoni e delle vibrazioni prodotte dalle corde del pianoforte direttamente a contatto con il corpo di E;
  • MANIPOLAZIONE e PRENSIONE (guidata e spontanea) di piccoli oggetti con i quali percuotere le corde del PF (oltre alla percussione diretta con mani e piedi, con l’aiuto della musicoterapeuta);
  • INDIVIDUAZIONE della fonte sonora (quali corde vibrano)
  • PRODUZIONE diretta di suoni da parte di E.

OBIETTIVI:

L’obiettivo ritenuto più idoneo in questa situazione è quello di un intervento di musicoterapia abilitativo- riabilitativa, che agisca partendo dalle competenze residue e che lavori in più direzioni:

  1. Rallentare la perdita di funzioni in particolare l’uso intenzionale delle mani e la capacità di deambulazione e di equilibrio);
  2. Favorire la nascita di nuove competenze senso-motorie;
  3. Sviluppare la coordinazione oculo/manuale
  4. Mantenere e sviluppare il rapporto con il mondo esterno (stimoli ambientali e relazioni interpersonali);
  5. Veicolare l’affettività attraverso gesti concreti, trasmettendo accettazione e fiducia. L’obiettivo principale sarà quello di favorire una stimolazione il più possibile ultisensoriale, utilizzando lo stimolo sonoro per percepire il proprio corpo e prenderne coscienza: ciò porterà ad un miglioramento globale dell’attività motoria e del tono muscolare, oltre ad una maggiore capacità per E. di attivare l’azione rispetto all’intenzionalità della stessa.

ASCOLTO:

  • Mantenere e migliorare la lateralizzazione, l’individuazione della fonte sonora, rinforzando i movimenti necessari per volgersi verso la fonte sonora o per raggiungerla ed eventualmente toccarla;
  • Prolungare i tempi d’attenzione.

MANIPOLAZIONE E PRENSIONE:

  • Lavorare all’interno del pianoforte, strumento che per E. rappresenta il suo MEDIATORE RELAZIONALE a livello sonoro-musicale. E. suona con le mani, aperte e/o chiuse, con l’avambraccio e con il gomito. Produce sia CLUSTERS che singoli suoni, anche con un solo dito alla volta. In E. è evidente la difficoltà a mettere in atto la sequenza motoria necessaria per compiere l’azione: questo a causa dell’importante grado di aprassia a livello fino-motoria; ciononostante, quando è fortemente motivata all’azione si “spinge” aumentando la spinta verso l’oggetto che la interessa, in questo caso verso la tastiera del pianoforte, spostandosi sul bordo del seggiolino e facilitando così i movimenti successivi. E. dondola il busto in avanti, tiene le braccia sollevate aprendo e chiudendo le mani, la respirazione si fa più veloce e rumorosa, finché raggiunge la tastiera.E. dopo due anni di lavoro è in grado di svolgere un “DIALOGO SONORO” al pianoforte, articolato in una vera e propria “domanda/risposta”, anche se con tempi di risposta resi prolungati dalla difficoltà motoria;
  • Guidare la prensione di oggetti e stimolarne la prensione spontanea e la ritenzione;
  • Stimolare la sensibilità tattile, termica, dolorifica, vibratoria e propriocettiva attraverso le vibrazioni sonore e le manipolazioni del corpo di E. da parte della musicoterapeuta.

Concludo questa prima parte del lavoro problematizzando alcuni degli aspetti emersi che potrebbero costituire gli obiettivi futuri del nostro lavoro con E.: partendo dal fatto che E. ha scelto il pianoforte come mediatore sonoro relazionale privilegiato, si può ipotizzare di continuare ad utilizzarlo come canale principale per lavorare in altre direzioni, stimolando altre potenzialità comunicative latenti?

I commenti sono chiusi.