Aggiornamenti sul potenziamento cognitivo nella sindrome di Rett

Un’indagine sull’attività continuativa di potenziamento cognitivo e comunicazione aumentativa alternativa (CAA) ne dimostra l’efficacia nelle aree linguistica, affettivo-relazionale e comunicativa.

Samantha Giannatiempo, Rosa Angela Fabio

Quest’anno l’AIR ha organizzato come ormai da anni, i monitoraggi sull’attività di potenziamento cognitivo e di Comunicazione Aumentativa Alternativa in alcune regioni d’Italia. Partecipano a questi monitoraggi tutte le bambine della regione che portano avanti in maniera continuativa tale attività ed usufruiscono di tali incontri, che si tengono due o tre volte all’anno, per poter verificare le capacità acquisite, i contenuti appresi ed aggiornare di volta in volta i loro obiettivi insieme alla famiglia, gli insegnanti e gli specialisti da cui sono seguite.

Quest’anno in particolare è stato chiesto a tutte le famiglie, agli insegnanti e ai terapisti che hanno partecipato ai monitoraggi di compilare un questionario anonimo in cui si chiedeva di riportare da quanti anni la bambina/ragazza svolgeva l’attività di CAA, con quale frequenza e quali erano i risultati ottenuti nelle varie aree: linguistica, affettivo-relazionale e più specificatamente comunicativa.

Da tali questionari emerge che le bambine che portano avanti quotidianamente tale attività sono 40 e sono di età compresa fra i 2 e i 30 anni; tutte le bambine hanno dimostrato, compatibilmente con il loro stato fisico, i loro tempi e le loro caratteristiche, di avere un buon potenziale di apprendimento, di ricordare quanto acquisito e di avere incrementato non solo la loro capacità di prestare attenzione e di utilizzare lo sguardo con maggiore intenzionalità, ma anche di comunicare i loro bisogni e di operare delle scelte.

Entrando nel merito dei risultati, per quanto riguarda l’area linguistica tutte le bambine sono in grado di discriminare fotografie di persone a loro familiari, di oggetti, luoghi, cibi; 34 ragazze hanno già superato la fase dei prerequisiti dell’apprendimento per accedere alla fase della lettura e sono in grado di discriminare in maniera globale da un minimo di 5 ad oltre 10 parole; fra queste 26 sono già arrivate alla fase della discriminazione delle sillabe e 25 sono in grado sia di utilizzare tali sillabe che le lettere che le contengono per ricostruire parole a loro note e parole non note.

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Per quanto riguarda l’area comunicativa più della metà del campione è in grado di comunicare i propri bisogni primari (mangiare, bere, dormire, andare in bagno) e anche di esprimere le proprie preferenze in merito a ciò che vorrebbero fare.

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E’ inoltre emerso che ben 32 bambine sono in grado di comunicare se hanno dolore e sanno riconoscere le parti del corpo anche se manifestano ancora qualche difficoltà nel localizzarlo in maniera precisa.

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Anche per quanto riguarda l’area affettivo relazionale più della metà del campione è in grado di discriminare le emozioni di base, felicità, tristezza, rabbia e paura.

Questi sono i dati emersi dalla raccolta con il questionario… intanto le neuroscienze stanno procedendo nella direzione di corroborare, anche da un punto di vista neurofisiologico, la tesi che la modificabilità cognitiva è supportata dalla neuroplasticità: il cervello ha la capacità di creare nuovi neuroni anche in età avanzata, di riprogrammare le proprie reti neurali, di superare danni provocati da traumi o malattie. Pascual-Leone (2005) e Jeffrey Schwartz (2005) hanno dimostrato che sia nell’età avanzata, sia nel caso di danni cerebrali la neuroplasticità è possibile.

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