Studi Genetici / Ricerca di base

SynDIG1: una proteina transmembrana che interagisce con il recettore AMPA attività dipendente e regola lo sviluppo delle sinapsi eccitatorie.

SynDIG1: una proteina transmembrana che interagisce con il recettore AMPA attività dipendente e regola lo sviluppo delle sinapsi eccitatorie. Neuron 2010 Evgenia Kalashnikova, Ramón A. Lorca, Inderpreet Kaur, Gustavo A. Barisone, Bonnie Li, Tatsuto Ishimaru, James S. Trimmer, Durga P. Mohapatra, Elva Díaz

Durante lo sviluppo del sistema nervoso centrale, la formazione di sinapsi eccitatorie è guidata da connessioni a livello delle sinapsi tra neuroni pre e postsinaptici e dall’espressione di geni specifici in localizzazioni e tempi precisi. Molti tipi molecole, definite sinaptogeniche (coinvolte nella formazione di sinapsi), servono come segnali per guidare la formazione dei neuroni pre o postsinaptici.

Scoperta una molecola che fa insorgere le crisi epilettiche

Il laboratorio di Neurologia Sperimentale guidato dalla dott.ssa Annamaria Vezzani dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e l'unità di Dinamica della Cromatina guidato dal prof. Marco Bianchi dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano hanno identificato un nuovo meccanismo proinfiammatorio che contribuisce in modo determinante alla comparsa e ricorrenza delle crisi epilettiche.

Il raggio d’azione di MeCP2 si estende – Ridefinendo le funzioni della proteina chiave della sindrome di Rett

Riceviamo da Rett Syndrome Research Trust l’articolo in allegato, vi rimandiamo per ulteriori approfondimenti al prossimo numero di ViviRett.

Un articolo pubblicato oggi online sul sito della rivista Molecular Cell suggerisce che la proteina MeCP2 (Methyl CpG binding protein 2)* influenzi l’intero genoma dei neuroni piuttosto che agire come regolatore di specifici geni. Mutazioni della proteina MeCP2 causano una delle più gravi malattie dello spettro autistico, la sindrome di Rett, ma sono state associate anche ad alcuni disturbi neuropsichiatrici, tra cui l’autismo, la schizofrenia e problemi di apprendimento.  

L’AIR supporta la ricerca sulla Sindrome di Rett attraverso l’utilizzo di cellule staminali pluripotenti (iPS)

Un invito a partecipare al progetto di ricerca che, attraverso la tecnica della “riprogrammazione genetica”, si propone di fornire un aiuto allo studio dei meccanismi patogenetici e alla valutazione dell’efficacia delle strategie terapeutiche.

Prof.ssa Alessandra Renieri, Dott.ssa Francesca Ariani - Genetica Medica Siena

L’Associazione Italiana Sindrome di Rett (AIR) ha finanziato un progetto di ricerca dal titolo “Produzione di cellule neuronali da fibroblasti riprogrammati di pazienti con Sindrome di Rett: una tecnologia innovativa per testare strategie terapeutiche” che verrà coordinato dal gruppo della Genetica Medica di Siena diretto dalla prof. Alessandra Renieri.

Tale progetto prevede l’utilizzo di una tecnica estremamente innovativa detta “riprogrammazione genetica” che ha recentemente suscitato molte speranze nel campo della ricerca. Per l’applicazione di tale tecnica, il progetto si avvarrà delle competenze del gruppo diretto dal Dr. Vania Broccoli dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano e di altri esperti a livello internazionale.

Progressi recenti nella ricerca sulla Sindrome di Rett

Le più recenti acquisizioni scientifiche in campo genetico, un altro piccolo passo in avanti verso il raggiungimento di una strategia terapeutica mirata ed efficace.

Maria Antonietta Mencarelli - Alessandra Renieri

Genetica Medica, Policlinico Santa Maria alle Scotte, Siena

I meccanismi genetico-molecolari alla base della Sindrome di Rett

La prima giornata del Congresso è stata dedicata ai contributi della genetica alla diagnosi e agli studi sulle correlazioni tra genotipo e fenotipo ad oggi noti.

Sintesi a cura della dott.ssa Silvia Russo
Istituto Auxologico Italiano - Milano

La giornata del 5 giugno 2009 è stata interamente dedicata ai meccanismi genetico-molecolari che sono alla base della Sindrome di Rett e agli studi di modelli murini, importantissimi per comprendere il ruolo e l’interazione reciproca dei geni finora identificati come principali attori della sindrome e per la sperimentazione di approcci terapeutici.

Momenti del Congresso
Momenti del Congresso

Telethon finanzia progetti di ricerca sulla Sindrome di Rett

TelethonIl 7 luglio il Consiglio di Amministrazione di Telethon ha deliberato le assegnazioni di fondi ai progetti che hanno partecipato al bando 2009 (per progetti di ricerca esterna) recependo le valutazioni espresse dalla Commissione Medico Scientifica il 23 e 24 giugno scorsi.

In particolare, sono stati approvati due progetti dir ricerca sulla Sindrome di Rett presentati da:

  • Alessandra Renieri - Sindrome di Rett congenita: modelli cellulari e murini per lo studio del ruolo di FOXG1 nella neurogenesi.
  • Tommaso Pizzorusso - Rett e validazione di terapie in modelli preclinici: uno studio genomico, morfofunzionale, e comportamentale nei modelli animali e nel paziente.

Alessandra Renieri:

Sindrome di Rett congenita: modelli cellulari e murini per lo studio del ruolo di FOXG1 nella neurogenesi.

Importo: € 293.100

Project summary for general public (in Italian)

La sindrome di Rett è un patologia dello sviluppo neurologico e rappresenta una delle cause più comuni di ritardo mentale nelle bambine. Per molto tempo MECP2 è stato considerato l’unico gene responsabile della malattia. Tuttavia recentemente abbiamo identificato un altro gene coinvolto, FOXG1, responsabile della forma più severa della sindrome: la variante congenita.

In questa variante le bambine hanno le stesse caratteristiche cliniche della Rett classica ma mostrano i sintomi fin dai primi mesi di vita. FOXG1 codifica per un fattore che regola l’espressione di altri geni nel cervello.

Per comprendere i meccanismi molecolari responsabili della Rett congenita valuteremo prima di tutto se FoxG1 e MeCP2 interagiscano o partecipino a processi comuni, come suggerito dal fatto che mutazioni nei due geni causano patologie simili. Successivamente identificheremo i geni la cui espressione nel cervello di topo è alterata in conseguenza della riduzione o dell’assenza di FoxG1.

Durante lo sviluppo embrionale Foxg1 è coinvolto nella regolazione della proliferazione delle cellule progenitrici. Tuttavia, il persistere della sua espressione nel cervello post-natale suggerisce che FoxG1 possa essere importante anche durante il differenziamento dei neuroni e nelle cellule mature. Per verificare tale ipotesi, ridurremo l’espressione di FoxG1 in neuroni di topo isolati e li analizzeremo per valutare le conseguenze della sua assenza sul differenziamento e lo stabilirsi di connessioni.

Realizzeremo inoltre un modello neuronale umano grazie alla nuova metodica della “riprogrammazione genetica” che permette di ottenere neuroni umani “malati” da fibroblasti dei pazienti. Sopravvivenza, morfologia e attività di tali neuroni verranno valutate al fine di stabilire le conseguenze dell’assenza di FoxG1. Questo modello potrebbe rappresentare una piattaforma ottimale per lo studio dei difetti cellulari responsabili della malattia e per screening su larga scala tesi a valutare nuovi farmaci.

 

Tommaso Pizzorusso

Rett e validazione di terapie in modelli preclinici: uno studio genomico, morfofunzionale, e comportamentale nei modelli animali e nel paziente.

Importo: € 482.200

Project summary for general public (in Italian)

La sindrome di Rett è una delle principali cause di ritardo mentale, seconda per incidenza solo alla sindrome di Down, e colpisce quasi esclusivamente le femmine. Questa malattia si manifesta dopo un periodo di sviluppo apparentemente normale e provoca ritardi nella crescita, gravi disturbi psicomotori e comportamenti di tipo autistico.

La maggior parte dei casi di sindrome di Rett è dovuta a una mutazione del gene MECP2, il quale codifica una proteina che si lega al DNA e regola l’espressione di altri geni, tra cui quello del BDNF, una delle principali neurotrofine coinvolte nellaregolazione dello sviluppo del cervello. Non ci sono cure efficaci per questa malattia.

In questo progeto abbiamo messo insieme un gruppo multidisciplinare con esperienza in biologia molecolare, fisiologia e imaging e clinica per studiare la progressione della malattia con le tecnologie più avanzate.

Questo studio dovrebbe evidenziare nuove alterazioni alla base della malattia e dare al clinico e al ricercatore dei marcatori per monitorare la progressione della malattia oggettivamente e per valutare l’efficacia di prove cliniche di trattamenti.

Un secondo obiettivo è l’analisi dettagliata di un deficit nei meccanismi di controllo della sintesi proteica neuronale che abbiamo iniziato a caratterizzare nel modello animale. Intendiamo usare queste conoscenze per valutare l’efficacia di alcuni trattamenti nei modelli animali.

Parziale remissione dei sintomi simil-Rett in topi mutati per il gene MeCP2

Uno studio americano mette in luce come, in topi che presentano sintomi simili a quelli della SR, con la somministrazione del farmaco IGF1 migliorano aspettativa di vita, attività motoria, attività respiratoria, battito cardiaco, peso cerebrale, concentrazione di proteine di densità post-sinaptiche nella corteccia motoria, densità delle spine dendritiche nei neuroni della corteccia motoria e plasticità dei circuiti neuronali.

Prof. Edvige Veneselli - U.O di Neuropsichiatria Infantile Istituto G. Gaslini Genova
Dottoresse Sara Janis, Maria Pintaudi, Elena Parodi, Francesca Aiello

Un gruppo di ricercatori (D. Tropea e al.) del Massachusetts Institute of Technology (Picower institute for learning and memory; Departement of Brain and Cognitive science; Departement of Biology ) e dell'istituto Whitehead per la ricerca biomedicale recentemente ha pubblicato su Proceedings of National Accademy of Sciences un'interessante ricerca sulla parziale reversibilità di sintomi simili a quelli della SR in topi con mutazione del gene MeCP2.

Studio delle differenze genetiche tra la forma classica e la variante Zappella della Sindrome di Rett

Delineare strategie terapeutiche volte ad attenuare la sintomatologia: è questo lo scopo di uno studio sui fattori genetici che determinano le differenze tra la forma classica e la variante a linguaggio conservato della malattia.

Maria Antonietta Mencarelli - Alessandra Renieri,

Genetica Medica, Policlinico Santa Maria alle Scotte, Siena

La variante a linguaggio conservato della Sindrome di Rett, recentemente rinominata variante Zappella (Z-RTT), è caratterizzata da un decorso clinico più favorevole rispetto alla forma classica (Zappella 1992; Renieri et al. 2009). Durante il terzo stadio, le pazienti Z-RTT recuperano alcune abilità precedentemente perdute: iniziano a comunicare con brevi frasi solitamente in terza persona e si osserva un miglioramento nell’uso delle mani. La loro capacità motoria migliora a tal punto che alcune bambine sono in grado di salire e scendere le scale autonomamente. Le Z-RTT, diversamente dalle RTT classiche, presentano in genere una circonferenza cranica normale, un peso ed una statura nella norma ed una cifoscoliosi più lieve (Zappella et al. 2001; Renieri et al. 2009). Sia la forma classica che la variante Zappella sono causate da mutazioni nel gene MECP2 (De Bona et al. 2000, Zappella et al. 2003). Il tipo di mutazione è spesso simile, in alcuni casi identico nei due quadri clinici (Scala et al. 2007). Dal 1999 ad oggi presso l’U.O.C. Genetica Medica del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, in collaborazione con il reparto di Neuropsichiatria Infantile, sono state valutate numerose bambine e ragazze con mutazione del gene MECP2. I dati clinici ed il materiale biologico sono stati raccolti nella biobanca della Sindrome di Rett che al momento attuale include 131 RTT classiche e 21 Z-RTT (http://www.biobank.unisi.it) (Sampieri et al. 2007). Sono inoltre presenti due rari casi familiari con due coppie di sorelle RTT, in cui una sorella è affetta dalla forma classica e l’altra dalla variante Zappella. In ciascuna coppia di sorelle è presente la stessa mutazione in MECP2 e inattivazione del cromosoma X bilanciata. Questi dati chiaramente suggeriscono che fattori come il tipo di mutazione in MECP2 e/o lo stato di inattivazione del cromosoma X non sono sufficienti a spiegare la variabilità clinica che si osserva nelle pazienti RTT e che altri fattori genetici devono essere coinvolti.

Produzione di cellule neuronali da fibroblasti riprogrammati di pazienti con Sindrome di Rett

Una tecnologia innovativa per testare strategie terapeutiche

Un nuovo rivoluzionario procedimento permette di generare neuroni umani che presentano le specifiche mutazioni riscontrate nelle pazienti con SR, consentendo di valutare in tempi più brevi l’efficacia e i possibili effetti tossici di potenziali trattamenti farmacologici.

Alessandra Renieri,

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