Rett e disautonomia cardiaca

Speciale Congresso Lido di Camaiore 2007

 

Dott.ssa Francesca Guideri, Istituto di Cardiologia Medica dell’Università di Siena

La sindrome di Rett (RS) è una delle forme più comuni di grave ritardo neurologico nel sesso femminile caratterizzata, nella maggioranza dei casi, da una mutazione nel gene MECP2, mentre in una minoranza la mutazione è a carico del gene CDKL5.
La RS si associa ad una elevata mortalità (1,2% per anno) ed in particolare appare alta, rispetto alla popolazione generale, l’incidenza di morte improvvisa, che generalmente riconosce una genesi cardiogena. Esistono evidenze cliniche e strumentali del fatto che nella RS il sistema nervoso autonomo risulti alterato sia a livello centrale che periferico; nel contempo, è ben noto il ruolo della disautonomia cardiaca nella patogenesi di aritmie ventricolari potenzialmente letali.

La patogenesi della disautonomia cardiaca nella RS non è ben conosciuta; Julu ha osservato che le funzioni base del tronco encefalico (ritmo respiratorio, sensibilità cardiaca al baroriflesso e tono vagale cardiaco), normalmente mantenute attraverso una complessa azione di inibizione integrata, risultano alterate nella RS, suggerendo quindi una insufficiente innervazione reciproca ed una mancanza di inibizione integrata nell’ambito dei neuroni cardiorespiratori del tronco encefalico.

Alcuni neurotrasmettitori, inoltre, sembrano avere un ruolo nella patogenesi della disautonomia cardiaca; infatti appare verosimile che il controllo centrale dell’ ”output” simpatico sia strettamente legato a meccanismi serotoninergici centrali; inoltre una alterazione dei livelli di nerve growth factor (NGF) può contribuire ad uno squilibrio della bilancia simpato-vagale, poiché l’NGF agisce come modulatore della trasmissione sinaptica tra i neuroni simpatici ed i miociti cardiaci.

Nel nostro laboratorio abbiamo valutato il sistema nervoso autonomo delle pazienti affette da RS mediante lo studio della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) ed abbiamo osservato che

  1. la HRV è significativamente più bassa rispetto ai controlli e tale alterazione è progressiva con l’età e con gli stadi della malattia;
  2. il rapporto LF/HF (basse frequenze/alte frequenze), espressione della bilancia simpato-vagale, è significativamente aumentato nella RS, riflettendo la prevalenza del tono simpatico;
  3. le pazienti portatrici della variante a linguaggio conservato mostravano un aumento del tono simpatico con normali valori di variabilità.

Tali risultati suggeriscono che la perdita della fisiologica variabilità della frequenza cardiaca associata con un incremento del tono adrenergico possano rappresentare la base elettrofisiologica di una instabilità cardiaca e quindi, della morte improvvisa.

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