Studio delle differenze genetiche tra la forma classica e la variante a linguaggio conservato della Sindrome di Rett

Scopo: delineare strategie terapeutiche volte ad un miglioramento della sintomatologia.

Centro genetica Medica Ospedale Siena -

Responsabile Progetto:
Prof. A. Renieri

Breve sintesi del progetto

Premesa

La variante a linguaggio conservato (Preserved Speech Variant, PSV) della Sindrome di Rett è caratterizzata da un decorso clinico più favorevole rispetto alla forma classica (Zappella 1992).

Durante il terzo stadio, le pazienti PSV recuperano alcune abilità precedentemente perdute: iniziano a comunicare con brevi frasi solitamente in terza persona e si osserva un miglioramento nell’uso delle mani. La loro capacità motoria migliora a tal punto che alcune bambine sono in grado di salire e scendere le scale autonomamente.

Sia la forma classica che la variante a linguaggio conservato sono causate da mutazione nel gene MECP2; il tipo di mutazione è spesso simile, in alcuni casi identico nei due quadri clinici (Scala et al. 2007). Questi dati chiaramente suggeriscono che fattori come il tipo di mutazione in MECP2 e/o lo stato d’inattivazione del cromosoma X non sono sufficienti a spiegare la variabilità clinica che si osserva nelle pazienti RTT e che altri fattori genetici devono essere coinvolti.

Obiettivi

Comprendere i fattori genetici che determinano la differenza tra la forma classica e il fenotipo più lieve delle pazienti PSV: questo potrebbe aprire la strada allo sviluppo di strategie terapeutiche volte ad attenuare la sintomatologia RTT. Infatti agendo su tali fattori, le pazienti potrebbero migliorare le proprie capacità cognitive, linguistiche e motorie.

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