CONVEGNO A.I.R. S. RETT

Avanzamenti nella Presa in carico della Sindrome di Rett.
Contributi clinici e dalla ricerca
ROMA 17-18 MAGGIO 2013
presso Università Cusano - Via Don Gnocchi, 3
CONVEGNO A.I.R. S. RETT

Abstract selezionato come comunicazione orale
La dott.ssa Elisa Grillo sta frequentando il 3 anno di Dottorato di Ricerca presso la Genetica Medica di Siena
Victor McKusick nel 1966 ha fondato il catalogo delle malattie mendeliane ereditarie (MIM). Da allora i ricercatori hanno cominciato a pensare alle “malattie rare” come malattie monogeniche, vale a dire malattie dovute solo e semplicemente ad un evento mutazionale di un gene tra i 29.000 geni del genoma umano. Al polo opposto di questo modello ci sono le “malattie comuni” definite anche “malattie complesse” in quanto derivanti dalla complessa interazione tra eventi mutazionali in più geni e fattori ambientali.
La tossina, studiata per il ruolo che essa ricopre come fattore di virulenza, si è rivelata in grado di promuovere la plasticità nervosa e di proteggere le cellule dai processi degenerativi tanto in animali sani quanto in modelli di malattia
1) Cosa sono le Rho GTPasi e in che modo si collegano alla sindrome di Rett (RTT)?
Le Rho GTPasi sono proteine espresse in modo ubiquitario nelle cellule eucariotiche che agiscono da interruttori in diversi tipi di trasmissione del segnale. Fra le numerose funzioni svolte dalle RhoGTPasi, di particolare interesse è il ruolo fondamentale che esse svolgono nel mediare i cambiamenti strutturali e morfologici neuronali, la connettività e la funzionalità della glia in seguito a stimoli esterni.
Lotan Meir
Chaim Sheba Medical Center, Tel HaShomer, Ramat Gan Israeli Rett Center, National Evaluation Team, e Department of Physical Therapy, Ariel University, Ariel, Israel
Traduzione Prof. Franco Pisani, Roma
Quadro generale:
UO e Cattedra di Neuropsichiatria infantile Istituto G. Gaslini, Università di Genova
Ad un anno dalla pubblicazione del libretto “Sindrome di Rett: dalla diagnosi alla terapia”, in cui il Comitato Scientifico dell’Associazione Italiana Sindrome di Rett (AIRETT), unitamente ad altri esperti ha delineato i principi della presa in carico delle pazienti, a sostegno dei genitori e dei medici curanti, abbiamo desiderato configurare il Percorso diagnostico-terapeutico (PDT) per questa patologia, a prosecuzione del lavoro avviato.
Esso è dedicato a loro ed anche ai Centri medici che seguono le bambine: il PDT suggerisce le possibilità da perseguire per una presa in carico razionale e strutturata. Operare con una metodologia definita permette così di assicurare un’uniformità di approccio nelle varie zone di Italia. Come ogni percorso, esso deve essere realizzato con una modulazione individuale, a seconda delle specifiche condizioni.
Risultati preliminari del progetto di ricerca “Analisi multifattoriale del movimento e del cammino nella sindrome di Rett”.
Dipartimento di Fisiologia Umana, Università degli studi di Milano
In merito al progetto di analisi del cammino in bambine con sindrome di Rett, sono state valutate 12 bambine ed analizzati, ad oggi, i dati relativi all’inizio del cammino. Abbiamo concentrato la nostra attenzione sull’inizio del cammino poiché rappresenta un momento critico quando presenti problemi di controllo posturale e dell’equilibrio. Difatti, anche nel caso in cui il mantenimento della postura eretta non sia alterato, possono essere presenti deficit nei meccanismi degli aggiustamenti posturali anticipatori che precedono l’inizio del cammino, riferibili ad una inadeguata integrazione sequenziale di diversi programmi motori.
Traduzione Prof. Franco Pisani, Roma
La Sindrome di Rett colpisce in proporzione di 1/15.000 individui, e 1/6.000 nelle mutazioni in Mecp2. Questo significa che ogni 20 minuti, in qualche parte del mondo, nasce una persona affetta da una mutazione in Mecp2. La grande maggioranza di questi casi sono sporadici (>99%) e non c’è modo di predisporre una diagnosi prenatale; se ne deduce che l’incidenza della malattia non può essere variata.
Anche se in futuro potrebbero essere disponibili strategie promettenti, per es. in campo terapeutico o genetico, le effettive possibilità attuali sono limitate ad interventi di tipo farmacologico.
Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi di Messina
G. Tortorella, A. Gagliano, E. Germanò, R. Siracusano, M. Boncoddo, A. Nicotera, G. Di Rosa.
Università degli Studi di Messina e Azienda Ospedaliera del Policlinico, reparto di Neuropsichiatria Infantile.
Recenti studi (Vignoli, Fabio, La Briola, Giannatiempo, Antonietti, Maggiolini, Canevini, 2010) hanno dimostrato che sono presenti correlazioni tra fattori neurofisiologici, comportamentali e cognitivi nella sindrome di Rett. Il presente studio intende indagare la modificabilità dei parametri neurofisiologici e neuropsicologici a seguito del potenziamento cognitivo.
In particolare sono stati indagati gli indici neurofisiologici, gli indici cognitivi (attenzione, memoria, intelligenza) e comportamentali (R.A.R.S.) nelle pazienti con Sindrome di Rett.
Il Dott. Maurizio Giustetto ha presentato i primi risultati dello studio finanziato da AIRETT, alla cui realizzazione partecipano i gruppi della prof.ssa A. Renieri (Università di Siena) e del prof. T. Pizzorusso, volto ad analizzare il possibile ruolo di ENA/VASP, formato da proteine coinvolte nei meccanismi del rimodellamento del citoscheletro, quale modulatore degli effetti della mutazione di MeCP2.
L’ipotesi centrale di questo progetto deriva da due evidenze:
1) le spine dendritiche dei neuroni di topi MeCP2-KO mostrano un grave difetto di motilità legato al citoscheletro;
2) la recente scoperta di una paziente portatrice di una forma di sindrome di Rett atipica (variante di Zappella) che presenta un’alterazione a carico del gene codificante per ENA (ENAH) mentre la sorella con medesima mutazione di MeCP2, ma priva della alterazione a carico di ENAH, mostra una forma di Rett classica.
Istituto Auxoligico Milano
Accanto alla forma classica della sindrome di Rett si riconoscono delle forme definite “atipiche”, che differiscono dalla forma classica per la severità e il tipo di epilessia, per la presenza di linguaggio seppure ridotto per l’età di esordio della regressione, che può essere più tardiva oppure ci possono essere forme congenite (in cui il deficit cognitivo è presente sin dalla nascita). Solo il 40% delle pazienti con una forma atipica di Rett ha mutazione nel gene principale MECP2. Si distinguono quindi a) varianti parlanti ed in questa coorte si trovano bambine con mutazioni nel gene principale, b) varianti ad insorgenza precoce dell’epilessia detta anche di Hanefeld con mutazioni nel gene CDKL5 e c) forme congenite con mutazioni nel gene FOXG1.
Prof. Alessandra Renieri
Professore Ordinario in Genetica Medica, Università di Siena
Direttore UOC Genetica Medica Azienda Ospedaliera Universitaria Senese
Proponente del progetto: Prof. Alessandra Renieri, Genetica Medica, Dipartimento di Biotecnologie, Università degli Studi di Siena.
Relatore: Prof. Aggr. Francesca Ariani, Genetica Medica, Dipartimento di Biotecnologie, Università degli Studi di Siena.
Istituto di Neuroscienze del CNR, Pisa e Dipartimento di Psicologia, Università di Firenze
Sebbene le mutazioni genetiche responsabili della sindrome di Rett siano sempre più note, le alterazioni a livello cellulare che queste mutazioni producono sofigurano ancora oggetto di intenso studio. La conoscenza di queste alterazioni cellulari e delle vie molecolari che le determinano è di fondamentale importanza in quanto è responsabile della sintomatologia che si osserva nel paziente e nei modelli animali. Inoltre, queste vie molecolari implicate sono potenzialmente bersaglio di trattamenti farmacologici capaci migliorare i sintomi.
La Sindrome di Rett (RTT) è una patologia progressiva dello sviluppo neurologico e rappresenta una delle più comuni cause di disabilità mentale nelle bambine. Sulla base delle caratteristiche cliniche vengono identificate una forma classica di malattia, dovuta a mutazioni nel gene MECP2, ed alcune varianti, dovute in parte a mutazioni in MECP2 (variante di Zappella) e in parte a mutazioni nei geni CDKL5 (variante con convulsioni ad esordio precoce) e FOXG1 (variante congenita). Il gene MECP2 codifica per una proteina con funzione un regolatore trascrizionale, come FOXG1. CDKL5 è invece una proteina chinasi. Gli intensi sforzi di ricerca degli ultimi anni hanno permesso di dimostrare che MeCP2 svolge molteplici ruoli all’interno della cellula e hanno iniziato a chiarire le funzioni degli altri due geni. Tuttavia i meccanismi della malattia restano in gran parte sconosciuti.

Prof. Edvige Veneselli Ospedale Gaslini Genova
Venerdì 18 e sabato 19 maggio Maurizio D’Esposito e Giuseppina Ludi ci hanno accolto nella splendida Napoli per il nostro Convegno Nazionale, in una sede altamente prestigiosa come l’Area della Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), con la cordialità ed il calore tipicamente partenopei.
L’Organizzatore Scientifico dr. Maurizio D’Esposito - e ricordo a tutti che è colui che ha scoperto il gene MeCP2 e che tutt’ora studia le complesse funzioni di tale gene - ha saputo coinvolgere elevati referenti della ricerca in Italia, focalizzando l’attenzione sul contributo del nostro paese per l’avanzamento delle conoscenze sulla Sindrome di Rett.
Aula Convegni, Area della Ricerca del CNR via Pietro Castellino, 111
Dr. Maurizio D’Esposito - Organizzatore Scientifico del Convegno
Sig.ra Pina Ludi - Referente AIR Campania, co-organizzatrice del Convegno

Cari Genitori,
A breve i dettagli dell'evento
Dott. Perazzoli S., Ghelma F., Maioli M., Corona M., Mantovani A.*, U.D. DAMA Azienda Ospedaliera San Paolo, Polo Universitario Milano
* Direttore Scientifico DAMA
Nella nostra esperienza ciò che accomuna le persone affette da grave disabilità intellettiva e neuromotoria (tra le quali le persone affette da S. di Rett) sono i disturbi di tipo funzionale dell’apparato gastroenterico, ossia i problemi relativi alla masticazione ed alla deglutizione, la scialorrea, il reflusso gastroesofaego (GERD o MRGE), la stipsi ed i problemi nutrizionali che spesso sono una conseguenza dei precedenti.
La definizione diagnostica di tali problematiche è molto più spesso di tipo clinico in quanto le procedure strumentali risultano spesso invasive, non sempre affidabili e spesso non praticabili.
L’indicazione agli esami strumentali (che spesso devono essere eseguiti con necessità di sedazione) va adeguatamente valutata sul singolo soggetto per evitare indagini invasive, reiterate e poco utili ai fini terapeutici.
Dott.ssa Francesca Cogliati, Dott.ssa Silvia Russo, Istituto Auxologico Italiano, Milano
La diagnosi di sindrome di Rett prevede l’indagine di tre geni MECP2, CDKL5 e FOXG1 le cui mutazioni identificano quadri clinici abbastanza distinguibili. L’analisi prevede sia il sequenziamento diretto per verificare la presenza di mutazioni puntiformi, sia l’analisi mediante MLPA per identificare la presenza di delezioni/duplicazioni di interi esoni. L’utilizzo di entrambe le metodiche è indispensabile per condurre lo studio in modo completo.
Presso l’Istituto Auxologico attraverso l’applicazione di una flow-chart completa abbiamo studiato 609 bambine e 140 maschi, identificando tra la coorte di femmine 124 pazienti con mutazione nel gene MECP2, 14 con mutazione nel gene CDKL5 e nella coorte di maschi 2 mutazioni e 4 duplicazioni di MECP2.
È interessante notare la presenza di pazienti con quadri clinici molto atipici tuttavia associati a mutazioni nel gene MECP2. Riportiamo a questo proposito la nostra esperienza.
Dott.ssa Bruria Ben-Zeev, The Israeli Rett Center - Pediatric Neurology Unit, Safra
Pediatric Hospital, Sheba Medical Center, Tel Hashomer, Ramat-Gan, Israel
Studio effettuato su un campione di:
Allo studio ha partecipato un team multidisciplinare medico composto da neurologo, gastroenterologo, ortopedico e dietista e un team di educatori composto da pedagogista, logopedista, musicoterapista e terapista occupazionale.
In letteratura viene riferito che il 50-90% delle bambine con Sindrome di Rett presenta epilessia e la prevalenza aumenta con l’età. L’età mediana di esordio è di 4 anni.