Volontariato e amicizia

Storia di una volontaria chiamata a rallegrare le bambine durante l’ultimo convegno di Lido di Camaiore e la scoperta di un mondo straordinario, quello di bambine speciali e uniche, come la piccola Martina. Quando il volontariato scopre la sua anima più vera e sincera e va oltre l’anonimato per diventare sincero rapporto di amicizia e affetto.

di Ilaria e Bruno, volonatri ABIO

Tutto è cominciato il 12 giugno 2005 quando su invito del Dr. Pini ci siamo recati all’Hotel Le Dune di Lido di Camaiore per partecipare al convegno nazionale dell’AIR.

Il Dr.Pini, Primario di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Versilia ha chiesto alla nostra Presidente, Laura Benedetti, l’intervento di noi volontari ABIO per affidarci le bambine, i loro fratellini e sorelline durante lo svolgimento del convegno permettendo così ai loro genitori di potervi partecipare tranquillamente.

Così, dopo una lezione esplicativa in cui il Dr.Pini ci ha illustrato e presentato la malattia di cui la maggior parte di noi, non ci vergognamo ad ammetterlo, non conosceva neppure l’esistenza o ne sapeva poco, eccoci all’incontro con queste dolcissime bambine. Erano tante, di tutte le età, tutte molto dolci e sensibili.

Ma fra tutte lei, Martina, ci ha subito colpito per il suo sorriso ed è stata lei a darci la chiave per comunicare con tutte loro.

Senz’altro fra tutte lei è quella che vive meglio la malattia: la sua, come ci hanno spiegato i suoi genitori, è una variante benigno parlante.

Lei cammina, parla, gioca, va in bicicletta, ha una vita soddisfacente.

Purtroppo per la maggior parte delle altre non è così, non parlano, camminano poco o niente, non riescono a comunicare se non con i loro grandi, bellissimi, dolcissimi occhi.

La situazione perciò per noi volontari e soprattutto per me, volontaria Abio da poco, era molto delicata e non nego che per me è stata una esperienza dura, avevo paura di non riuscire a reggere la situazione da un punto di vista emotivo, al Corso di formazione Abio mi avevano spiegato tante cose, avevamo fatto tanti test e avuto tante informazioni sul mondo dei bambini in ospedale, ma ora eravamo sul campo e dovevamo metterci alla prova.

Dopo i primi momenti di esitazione è andato tutto benissimo, come del resto per tutti gli altri volontari che si sono prodigati e dedicati per tutti e due i giorni del convegno.

Avevamo fissato degli orari, ma una volta conosciute le bimbe ci siamo tutti fermati fino a sera e il giorno dopo quasi non si vedeva l’ora di tornare...

Ma torniamo a Martina.

E’ una bimba splendida, sensibile, bella, unica.

Per tutti e due i giorni del convegno è stata appiccicata al nostro volontario-pagliaccio Bruno, che con la sua parrucca rossa l’ha fatta innamorare.

Lei era la sua ombra, lo seguiva, giocavano assieme, lui è stato con lei durante il pranzo anche se Martina non ha bisogno di essere imboccata ma ha solo bisogno di avere qualcuno con cui giocare, come tutti i bambini.

Il secondo giorno, il 13 giugno, lei lo aspettava sulla porta e chiedeva in continuazione alla sorella “Pagliaccio viene?”.

Quando finalmente è arrivato è esplosa tutta la sua gioia.

Inutile dire che anche quel giorno l’hanno passato sempre insieme e anch’io ero con loro.

La sorella Pamela, una ragazza sedicenne molto in gamba e legata alla sorellina da un affetto quasi materno, ha scattato molte foto, in particolare una dove ci sono Martina e il “suo ” pagliaccio abbracciati.

Ora questa foto è diventata un poster che lei ha sopra il suo letto in cameretta.

Poi purtroppo è arrivato il momento dei saluti.

Il convegno si era concluso e sono arrivati i suoi genitori con i quali era nato proprio un bel feeling.

L’abbiamo accompagnata al camper come ci aveva chiesto lei e, a sorpresa, a quel punto è scattato l’invito: i suoi genitori ci hanno invitati ad andare a casa loro per festeggiare il compleanno di Martina.

E così, armati di palloncini, dei nostri costumi da pagliaccio e fatina, con la parrucca rossa e gli immancabili orsetti Abio siamo partiti per Perugia. Non vi dico la felicità della bimba quando ci ha visti arrivare, indescrivibile!

Non c’era niente altro che il suo pagliaccio, non ha fatto che baciarci e abbracciarci, stringerci e dirci che ci voleva bene.

E’ stata una emozione continua, unica, irripetibile.

Si era instaurato un bellissimo rapporto.

Il giorno del compleanno Martina era raggiante, aveva il suo pagliaccio e la sua fatina tutti per lei.

Alla festa partecipavano tanti bimbi ed ho notato che quando qualche amichetto si avvicinava a noi per giocare, lei si rabbuiava, si allontanava, come se fosse in un certo senso gelosa.

Poi il triste momento dei saluti.

Baci, abbracci e tante lacrime.

Il pagliaccio proprio in questo momento di grande emozione da deciso di fare un ultimo dono a Martina.

Le ha regalato la parrucca!

Martina non ha ben capito che cosa stava succedendo e ci chiedeva il perchè delle nostre lacrime, la mamma le ha spiegato che dovevamo tornare a Viareggio e allora lei ha cominciato a chiedere al padre di portarla a Viareggio.

E’ nata una bella amicizia.

Alla luce di questa bellissima esperienza l’unica cosa che possiamo dire è “GRAZIE MARTINA!!”

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