Alla scuola potenziata con Giulia

Dall'ingresso di Giulia in prima, è stato avviato un progetto che consente di garantire ad alunni particolarmente bisognosi di enzioni, un ambiente riservato per le esigenze individuali di crattere fisico o cognitivo, insieme ad un modulo di riferimento con il quale vivere quotidianamente esperienze di vita scolastica. Gli alunni che si incontrano nell'aula potenziata hanno uno spazio tutto loro in termini di tempo, di parola, di movimento, di attenzione, di ascolto e soprattutto di scambio e confronto reciproco. Un momento di grande crescita e maturazione per la piccola Giulia e per tutti i suoi compagni. Ecco le esperienze di due insegnanti di sostegno a contatto con lei.

Sipione Luisa e Melidonis Alessandra

Essere insegnante di sostegno, talvolta vuol dire non sapere da che parte cominciare, tanto più quando l’handicap è tale da pensare di non essere in grado di potere nulla.

Incontrare Giulia per me è stato: disarmante, annientante, sconvolgente, appassionante, stimolante ed incredibile al tempo stesso.

Sempre mi sono messa in gioco, rimboccandomi le maniche, ma mai come questa volta mi sono data da fare.

La teoria mi ha aiutato molto poco, anche i testi specifici che ho potuto consultare, mi sono serviti ad avvicinarmi, ma la bimba continuava a guardarmi e io non potevo, non ero in grado di fare altro.

Più di tutti potevano i suoi compagni, devo dire infatti che ho la fortuna di lavorare in una scuola pubblica “speciale” dove esiste una sezione di scuola potenziata. Unica nella nostra provincia, dall’ingresso di Giulia in prima, è stata avviata quest’esperienza che consente di garantire ad alunni particolarmente bisognosi di attenzioni, un ambiente riservato per le esigenze individuali di carattere fisico o cognitivo, insieme ad un modulo di riferimento con il quale vivere quotidianamente esperienze di vita scolastica. Gli alunni infatti, si incontrano proprio nell’aula potenziata, qui hanno uno spazio tutto per loro in termini di tempo, di parola, di movimento, di attenzione, di ascolto e soprattutto di scambio e confronto reciproco. Sicuramente ciò ha permesso a tutti i compagni di crescere e di arricchirsi soprattutto riconoscendo che ciascuno ha limiti e potenzialità diversi e che solo aiutandosi si può davvero stare bene con se stessi e con gli altri.

Giulia e Federica

Giulia e Federica

Alcune risposte c’erano, ma mi sembrava solo ( anche se non era poco, lo so), di stimolare l’alunna di tanto in tanto, con un qualcosa che gradisse: il contatto fisico, la musica, i compagni, le voci, le storie, le foto, il movimento...

Finalmente la notizia dell’"esistenza" della Dott.ssa Fabio che conosceva diverse ragazze con la sindrome di Rett e lei sì, riusciva, non solo ad entrare in contatto con loro, bensì, cosa meravigliosa, a far sì che le ragazze potessero uscire fuori dal loro mondo costruendo significati condivisi con tutti gli altri. Non ho subito creduto al miracolo, perché in effetti tale non è. Tuttavia osservare giorno Giulia in prima, è stato avviato un progetto che consente di garantire ad alunni particolarmente bisognosi di attenzioni, un ambiente riservato per le esigenze individuali di carattere fisico o cognitivo, insieme ad un modulo di riferimento con il quale vivere quotidianamente esperienze di vita scolastica. Gli alunni che si incontrano nell’aula potenziata hanno uno spazio tutto loro in termini di tempo, di parola, di movimento, di attenzione, di ascolto e soprattutto di scambio e confronto reciproco. Un momento di grande crescita e maturazione per la piccola Giulia e per tutti i suoi compagni. Ecco le esperienze di due insegnanti di sostegno a per giorno, cosa Giulia è in grado di conquistare ha dell’incredibile. Il lavoro è stato lento, soprattutto all’inizio,quando settimanalmente il papà conduceva la bimba e me presso il Centro di potenziamento cognitivo a Milano. È stato necessario quasi un anno affinché ci impadronissimo del metodo, ma quali gli effetti! Credo che il più prodigioso sia una sorta di meccanismo autorigenerante che s’impadronisce di chiunque (adulto o compagno) venga inserito nel processo: l’ acquisto della fiducia nelle reali capacità della bambina, niente di più, ma neanche niente di meno. Per tempi sempre più lunghi Giulia seguiva in classe, attraverso mediatori didattici vari, gli argomenti; i compagni le raccontavano cosa stavano facendo e lei con attenzione ed interesse li osservava seguendo. Sceglieva personalmente con chi relazionarsiguardando le immagini sui quaderni o i lavori prodotti.

Il salto di qualità però è avvenuto quest’anno: l’esperto è venuto a scuola a lavorare con le insegnanti. Le conseguenze sono state tantissime. Innanzi tutto il contesto nel quale interviene la dottoressa Mussini, non è quello sconosciuto e privo di significati del centro di potenziamento cognitivo. Qui sono presenti tutte le dinamiche e a riprova del fatto che il cognitivo è sempre mediato dall’affettivo, i progressi di Giulia sono continui e sempre più rapidi. Ogni parola nuova, viene subito utilizzata funzionalmente dai compagni, l’uso ne rafforza la comprensione ed in tal modo diviene ancor più significativa ed importante. L’intervento a scuola consente inoltre di convogliare più risorse in un’unica direzione moltiplicando le opportunità e riducendo gli sforzi. Lavorare sotto la supervisione dell’esperto, consente all’insegnante di diventare padrona del metodo, in quanto viene guidata e corretta nelle consegne, monitorata durante tutto il percorso. Ogni eventuale difficoltà può in tal modo essere osservata ed insieme si trova la soluzione che aderisce meglio alle esigenze effettive e che si sposa con i gusti e le propensioni della ragazza. Tutto il percorso, pur essendo sostenuto praticamente da valenti collaboratori, è sempre sotto la supervisione della dottoressa Fabio che periodicamente opera direttamente con la bambina intervenendo soprattutto sui punti di criticità, nei passaggi più delicati e fornendo nuovi spunti di lavoro. In ogni momento si rende disponibile tramite e-mail e telefono, anche se la collaboratrice media perfettamente le varie esigenze. Ritengo che questo progetto abbia inciso davvero in modo efficace aprendo una via sempre più percorribile ed agevole, nella quale permangono tratti difficoltosi, ma che inevitabilmente porterà a sempre nuovi traguardi.

Ho ripreso proprio quest’anno la mia esperienza di insegnante dopo una breve interruzione; ed una delle situazioni dove mi sono trovata a prestare il mio lavoro è proprio la classe di Giulia. Essendo insegnante specialista di lingua due, vivo ogni giorno tante situazioni diverse e devo assolutamente riconoscere che quella che quest’anno mi ha fatto crescere di più, dal punto di vista umano ed affettivo è certamente quella di questa classe. È forse la prima volta che incontro un gruppo di bambini con così tante problematiche: familiari, caratteriali e patologiche. E con in più due bambine, con handicap di una tale portata da far pensare nizialmente di non potere nulla. Devo assolutamente riconoscere che fin dal primo giorno ho avuto la percezione netta di una situazione in cui la maggior parte delle dinamiche di gruppo, (dove per gruppo intendo gli alunni, le insegnanti e tutte le figure che in qualche modo interagiscono con queste classi), si giocavano al novanta per cento sull’affettività. Ho ricevuto un’accoglienza calorosa che mi ha permesso di inserirmi facilmente nel nuovo contesto ed a poco a poco, a piccoli passi, educando mi sono sentita educata, facendo crescere sono cresciuta.

Certamente in questa piccola società/classe l’apporto di Giulia ed A. è fondamentale.

Io non so come fosse Giulia fino a quest’anno, ma ciò che vedo so essere il risultato di un lento, ma costante lavoro di equipe nel quale ogn’uno ha avuto ed ha un ruolo ben circoscritto e strutturato, che messo in relazione con quello degli altri ha sortito effetti anche impensabili.

Stare con Giulia, parlare con la sua insegnante dei suoi progressi, delle conseguenze positive del lavoro svolto in classe dagli esperti con lei ed i suoi compagni, ha permesso anche a me un’impostazione affettiva equilibrata, uno scambio affettivo autorigenerante per entrambe dove è importante “l’essere” e non il “dover essere”, la realtà esterna aggiunta a quella interna.
Io e l’altro. Noi e Giulia.

 

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