2007

L’osteoporosi nella Sindrome di Rett: malattia primitiva o secondaria?

L’osteoporosi è una delle complicanze più diffuse, ma la sua patogenesi è ancora ignota. Nuovi studi permetterebbero di disegnare le terapie più adatte per costruire un percorso diagnostico-terapeutico per una patologia ancora trattata in maniera empirica.

Maria Luisa Brandi

Gli studi condotti ad oggi dimostrano come il volume osseo sia ridotto istomorfometricamente con una scarsa attività osteoformatrice. Questo potrebbe compromettere un adeguato raggiungimento del picco di massa ossea.

Il peso, l’età e la dieta non appaiono fattori determinanti della densità minerale ossea in queste pazienti, nè esiste rachitismo.

La scoliosi, così frequente in questa sindrome, potrebbe trovare le sue basi eziologiche in una ridotta resistenza dell’osso, anche geneticamente determinata. Ma l’origine neurogena, vista la funzione asimmetrica dell’apparato neuromuscolare non può essere esclusa.

Una possibilità di una base genetica della osteopenia-Rett è stata proposta. Il ruolo del gene MECP2 nella patogenesi della ridotta massa ossea nelle pazienti Rett deve peraltro ancora essere dimostrato.

Disturbi respiratori: i dati dell’esame neuroscopico

Con uno strumento particolare e innovativo come il neuroscope, presso l’Ospedale Versilia è oggi possibile identificare il preciso fenotipo respiratorio e porre le basi per trattamenti e diagnosi differenziale con crisi epilettiche.

Giorgio Pini, Simonetta Monti, Stefano Berloffa, Pietro Di Marco

Centro Rett di Area Vasta Toscana Nord Occidentale, Ospedale Versilia

I disturbi respiratori nella sindrome di Rett, sebbene frequenti e altamente caratteristici, sono stati relegati per lungo tempo tra i criteri di supporto per la diagnosi.

Sono stati Lugaresi e Cerignotta tra i primi ad evidenziare l’importanza del disturbo descritto come aprassia respiratoria, Witt Engerstrom in anni più recenti ha sottolineato che talora i disturbi respiratori impercettibili e solitamente non notati dai genitori; sono più evidenti in stato di agitazione; in età prescolare: intensa iperventilazione interrotta da breathholds, con successiva espulsione d’aria a glottide chiusa o semichiusa.

Le mutazioni nel gene CDKL5

Analisi e studi recenti hanno rilevato che accanto alla più diffusa mutazione nel gene MECP2 , ritardi infantili riconducibili alla sindrome di Rett possono essere ricondotti a un’altra mutazione, quella del gene localizzato sul cromosoma CDKL5.

Alessandra Renieri e Francesca Ariani

La Sindrome di Rett colpisce approssimativamente una neo-nata su 15.000 in tutto il mondo e rappresenta una delle principali cause di ritardo mentale nelle bambine. Oltre alla forma classica, in letteratura sono descritte cinque varianti cliniche, tra le quali la variante con convulsioni ad esordio precoce descritta per la prima volta da Hanefeld nel 1985. In tale variante, il periodo iniziale di normalità è mascherato dall’insorgenza di convulsioni, spesso in forma di spasmi. Otto anni fa, la sindrome di Rett è stata associata per la prima volta a mutazioni in un gene sul cromosoma X, MECP2. Attualmente mutazioni nel gene MECP2 sono identificate in circa il 90% delle bambine con forma classica e nel 20-40% delle varianti. Nella variante con convulsioni ad esordio precoce, non sono mai state riportate mutazioni nel gene MECP2.

La ricerca sui processi cognitivi nella Sindrome di Rett: il ruolo delle stereotipie nell’attenzione

Come potenziare le disabiità specifiche in un disturbo complesso come la Sindrome di Rett; conferme intorno all’ipotesi secondo cui in presenza di contenimento delle stereotipie le bambine Rett hanno degli indici di apprendimento più veloci rispetto alle bambine che non presentano un contenimento.

Rosa Angela Fabio, Samantha Giannatiempo, Alessandro Antonietti

Questo lavoro si inserisce in un quadro più generale in cui la ricerca sperimentale sui processi cognitivi specifici delle bambine Rett sta cercando di individuare quali sono i fattori deficitari e quali no. Lo scopo che sovrintende questa ricerca è capire attraverso quali strumenti potenziare le disabilità specifiche.

Chirurgia e riabilitazione nella Sindrome di Rett

L’uso del consenso informato del genitore, ma anche quello del pazienze laddove possibile in casi di interventi chirurgici sulla deformità degli arti che spesso accompagna la malattia, pone quesiti di ordine etico e morale decisamente importanti.

Marina Rodocanachi, Istituto Don Calabria, Milano

Riabilitazione e intervento chirurgico

Nella sindrome di Rett la decisione di intervenire chirurgicamente sulle deformità degli arti o sulla scoliosi pone sicuramente importanti quesiti clinici (correggere le deformità distali per migliorare la qualità degli spostamenti in stazione eretta, modificare una curva scoliotica ritenuta pericolosa per la qualità di vita futura), ma impone delle precise considerazioni di tipo etico per poter stabilire la correttezza dell’intervento riabilitativo..

Intervento di terapia fisica nei casi di Sindrome di Rett

Una panoramica di problemi neuromuscolari solitamente riscontrabili nella Sindrome di Rett e suggerimenti di interventi di terapia fisica per contribuire al benessere delle pazienti.

Traduzione da “The scientific world journal”

Studio effettuato da Meir Lotan and Susan Hanks
National Evalutation Team, Israel Rett Center, National Evolution Team, Chaim
Sheba Medical Center, Tel HaShomer, Ramat Gan, Israel, Zvi Quittman Residential
Centers, Elwyn, Jerusalem, Israel, Departement of Physical, Therapy, Academic
College of Judea and Samaria, Ariel, Israel, Child Development and Rehabilitation Center,
Oregon Health and Science University, Portland,OR.

Gli individui con la Sindrome di Rett presentano vaste tipologie di difficoltà ortopediche e neurologiche.

I problemi tipici che bisogna prevedere quando vengono trattati questi individui sono: limitazioni funzionali, limitata capacità cardiovascolare, ipotonia, atassia, aprassia, perdita di movimenti transizionali, spasticità, scoliosi e /o cifosi, perdita deambulazione e del movimento delle mani, deformità ai piedi e disorientamento spaziale.

Bambini con bisogni speciali: Modello DIR® e FLOOR TIME™

Ilaria Lazzarini, Terapista della Neuro e Psicomotricità dell'età evolutiva

I bambini devono essere compresi mettendosi dalla parte delle loro specifiche capacità di sviluppo, del modo in cui processano le esperienze e le informazioni, e del tipo di relazioni, funzionali all'apprendimento, in cui sono coinvolti e che sono necessarie per la loro crescita. Focalizzarsi su queste caratteristiche evolutive, uniche per ogni bambino e per ogni famiglia, ha permesso a S. Greenspan ed a S. Wieder di formulare un modello globale per la valutazione e per l'intervento su bambini con gravi problemi di sviluppo, quali: disturbi dello spettro artistico o con altri problemi di relazione e di comunicazione, con problemi gravi di linguaggio, con problemi gravi di regolazione, con Sindrome di Down, con Paralisi Cerebrali Infantili o con forme gravi di disturbo da Deficit di Attenzione.

Attività di idroterapia presso il Centro Peppino Vismara del Don Calabria di Milano

Dal mese di Settembre 2007 sarà disponibile presso il Centro Peppino Vismara del Don Calabria di Milano, l’attività di idroterapia per le bambine e ragazze che ne facessero richiesta.

L’iniziativa avviene a seguito di contatti intercorsi tra L’AIR e la dottoressa Rodocanachi responsabile del centro.

La dottoressa, neurologo fisiatra di alta professionalità e fama, si è resa disponibile a collaborare con la nostra associazione e programmare eventuali progetti studi sulle problematiche della colonna vertebrale.

Per ora sarà possibile, previo appuntamento effettuare con lei una prima visita ed un consulto ed avere un piano riabilitativo personalizzato.

Chi fosse interessato a portare la propria bambina/ragazza può rivolgersi al seguente indirizzo:

Dr.ssa RODOCANACHI

c/o CENTRO “PEPPINO VISMARA” DON CALABRIA

VIA DEI MISSAGLIA, 117 - 20142 MILANO - TEL. 02-893891

Progetto di monitoraggio dei livelli ossimetrici durante un trattamento di musicoterapia

Obiettivo: esercitare un controllo sulle proprie anomalie respiratorie; questo ciò che una terapeuta si è prefissata realizzando un progetto di musicoterapica studiato ad hoc su una bambina di 10 anni.

Dott.ssa Monica Maccaferri, Dott.ssa Erica Santelli, Federica Chiappori, Dott. Mirco Lusuardi, Dott. Stefano Bendinelli, Dott. Marco Ruini; Dott. Giorgio Pini *

Premessa

Seguo Elisa dal settembre del 2000 in trattamento di musicoterapia presso il Centro Comunale di Musicoterapia "M. Uboldi" di Novellara (RE) e l'obiettivo principale dei primi anni di lavoro è stato incentrato su un intervento di musicoterapia abilitativo- riabilitativo che agisse rallentando la perdita dell'uso intenzionale della mani attraverso un lavoro specifico al pianoforte (che Elisa è attualmente in grado di utilizzare in modo finalizzato e intenzionale) passando poi a stimolare la potenzialità espressivo- comunicativa vocale.

La riabilitazione equestre: conferme di una terapia efficace

Anche un recente Convegno tenuto a Igea Marina incentrato su "La riabilitazione equestre e sulle sue prospettive teoriche", ha confermato la sorprendente efficacia sulle pazienti rett della riabilitazione eseguita con il cavallo.

 

Luce sul MareIl 23 e 24 Febbraio 2007 si è tenuto, con il Patrocinio del Comune di Bellaria-Igea Marina, della Provincia di Rimini e del Comitato Regionale della FISE Emilia-Romagna (Federazione Italiana Sport Equestri), un importante Convegno a carattere scientifico organizzato dalla Cooperativa sociale "Luce sul Mare" di Igea Marina incentrato su "La riabilitazione Equestre: prospettive teoriche ed attività terapeutiche". Ad esso hanno partecipato alcuni dei maggiori esperti nazionali sanitari e sportivi del settore, oltre che i Servizi Sanitari competenti della Regione Emilia-Romagna ed i Responsabili Sanitari del distretto.

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